top of page

Il mio modo di prendermi cura

Finalmente un posto dove posso scrivere liberamente, senza un numero di parole limitato, lontano da quei post o reel obbligati e veloci, fatti solo per ottenere qualche visualizzazione in più. Che, per l’amor del cielo, bravissimi e complimentissimi a chi ci riesce, ma io mi sono sempre vergognata e ho sempre avuto parecchie difficoltà a fare video che devono essere il più spontanei possibile davanti a una telecamera.

Posso dire di essere super entusiasta di poter stare qui a scrivere storie e riflessioni che mi vengono a fine giornata, quando mi fermo a pensare e faccio un resoconto della giornata appena trascorsa.

Non è mai stato il mio forte scrivere, ma mi sento a mio agio nel non avere paletti: limiti di tempo in cui devi catturare l’attenzione di qualcuno, titoli gancio “top” da trovare per forza, altrimenti i tuoi contenuti non se li fila nessuno.


Mi sento a mio agio esattamente come quando entro per la prima volta nelle vostre case o venite in ambulatorio e devo spiegarvi qualcosa. Anche “solo” quello che sto facendo, per rendervi partecipi della prestazione e del motivo per cui lo faccio.


Chi c’è passato lo sa: le mie visite (soprattutto la prima) non sono mai visite veloci. Se qualcosa non mi torna, anche la seconda o la terza durano parecchio… ho bisogno di avere la certezza che abbiate capito, che il nostro incontro vi abbia trasmesso la tranquillità che cercavate, che vi abbia risposto a tutte le vostre domande/curiosità o che abbiate riordinato tutti quei concetti che vi sono stati spiegati o che avete letto su internet e vi mandavano in confusione.


La cosa che mi fa davvero piacere e mi dà la carica per andare avanti è vedere che, col tempo, diventate bravissimi, autonomi, dei veri e proprio “pro”. (Sì, c’ho pensato più volte: chiedervi di venire con me per portarvi come esempio ai nuovi pazienti e far spiegare A VOI come gestire la situazione).


  • Pazienti che oggi sanno gestire perfettamente il loro caro allettato. Persone che all’inizio erano disperate, pensavano di non farcela da sole, mi chiamavano per qualsiasi cosa, mi mandavano messaggini per chiedermi se quel cuscino fosse adatto o se quella posizione andasse bene.E che adesso, ripeto, sanno gestire tutto perfettamente: girare la persona per prevenire le piaghe, metterla sempre in una posizione comoda, cambiare il pannolino senza distruggersi la schiena, tenere sotto controllo le evacuazioni, la diuresi, capire quando tenere il busto rialzato e quando invece si può abbassare…

  • Amici che inizialmente avevo caldamente invitato a comprare – e, vista la loro disobbedienza, successivamente quasi obbligato – TRE, e ripeto TRE, prodotti da tenere in casa per gestire quelle ferite accidentali che capitano a tutti (ma soprattutto ai miei amici), in attesa che potessi andare a valutare la lesione.

    Dopo anni di:“Mi sono tagliata”“Mia nonna è caduta e si è aperta un braccio”“Mi è caduta una scatola al lavoro su una gamba”“PUOI VENIRE A VEDERE?”

    e che cercavo di aiutare tramite chiamata (previa foto in cui OVVIAMENTE non si vedeva niente) guidando loro sul da farsi puntualmente mi rispondevano: “non ce l’ho in casa”, “questa cosa non ce l’ho”.

    Bene.Adesso che hanno imparato, nemmeno mi chiamano più. Me ne accorgo per caso che si sono gestiti da soli, o magari viene fuori, sempre per caso, in una conversazione. Quanto è soddisfacente?

  • Pazienti che mi chiamano quando devono ancora essere dimessi dall’ospedale e hanno paura di tornare a casa perché si devono approcciare a nuovi presidi – cateteri, bombole dell’ossigeno, macchinette per la nutrizione – che pare siano il diavolo. Puntualmente arrivo io e subito dopo essermi presentata: “Tranquilli, non è niente (ridendo). Niente che non possiate imparare”. E, dietro quei sorrisi stanchi, un po’ forzati e teste che annuiscono perché devono annuire perché in quel momento stentano davvero a credermi, ci sono persone che dopo lo sconforto iniziale e qualche settimana di assestamento mi lasciano feedback o, addirittura, recensioni positive.

Tutti pazienti, familiari (o amici) che, appena li incontri, hanno negli occhi sconforto, paura o la convinzione che la situazione sia “troppo” per loro. E che poi, ognuno con i propri tempi, prendono il volo: guariscono, acquisiscono sicurezza, diventano indipendenti.

Quelle chiamate, quei messaggini e quelle visite che all’inizio erano frequentissime – periodo in cui vedevo più voi che i miei genitori – col tempo ci sono solo durante le ricorrenze.

E allora arrivano gli auguri di Natale da una paziente presa in carico cinque anni fa, il messaggio inaspettato per il tuo compleanno da un paziente guarito tre mesi fa, o il nuovo paziente che ti chiama perché un tuo vecchio paziente gli ha parlato bene di te.


Che dire? Lascio immaginare a voi quanto possa farmi piacere.


…torniamo al punto.


Stavo dicendo che per me non c’è nulla di più bello e soddisfacente che entrare nelle vostre case e vedere che sono stata utile.

Quando entro nelle vostre case vorrei trasmettervi tutto il mio sapere. Cerco di farlo con parole semplici, esempi… spero non mi prendiate per matta, ma in quei momenti mi dimentico completamente del tempo che passa.Per questo arrivo alle 18.00 e vado via alle 20.30 per una “semplice medicazione”.


Parola dopo parola cerco di spiegarvi come prevenire le lesioni, come posizionare il vostro caro, come gestire un catetere, come proseguire una medicazione o come montare una macchinetta che non avete mai visto.

Ho sempre paura di non essermi spiegata bene. Infatti, la frase che ripeto più spesso è:“Avete capito tutto? C’è qualcosa che non vi torna?

Finché non inizio a fare domande per capire se avete recepito il messaggio e se i “compiti” sono chiari. Perché, come dico sempre, siamo una squadra: dobbiamo muoverci tutti nella stessa direzione per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati.


Forse è perché ho giocato a calcio una vita (sì, ho giocato da quando avevo 6/7 anni fino a qualche anno fa) e penso che ormai questa mentalità ormai faccia parte di me, infatti mi rendo conto di riversarla anche nel mio lavoro. Non mi è mai piaciuto prendere tutti meriti. Ognuno fa il suo, ognuno nel suo piccolo contribuisce al risultato. Proprio come in una squadra: tutti fondamentali nel proprio ruolo.


Io non posso essere ovunque.

Non ho le mani magiche.

Non esistono ancora medicazioni miracolose.


Posso fare la medicazione migliore per la ferita che avete, ma se poi non seguite le mie indicazioni, vi fate la doccia e bagnate tutto, come pensate che si possa arrivare a qualcosa?


Posso spiegarvi come prevenire o limitare i danni di una piaga da decubito, ma se poi non lo mettete in pratica, io non sono il grillo parlante di Pinocchio che è sempre lì a dirvi cosa fare e come farlo.


Posso aiutarvi a risolvere un “non va in bagno da 5, 7 o 10 giorni”, ma se non mettete in atto quei piccoli accorgimenti che vi spiego e vi rispiego prima di uscire dal cancello di casa vostra, la situazione si ripresenterà.


Posso anche aiutarvi con quella ferita dolorosa che vi portate dietro da settimane, ma se vi faccio un bendaggio, vi chiedo più volte se è sopportabile e non fastidioso e poi, appena giro l’angolo, prendete le forbici per “allentarlo un po’ perché stringeva”, come può migliorare la situazione?


Potrei continuare all’infinito con questi esempi, ma non voglio annoiarvi.


Anche perché vi lascio sempre il mio numero e praticamente VI PREGO IO di contattarmi per qualsiasi dubbio, chiarimento o domanda che vi sembri sciocca – perché sciocca non è mai – sapendo che, se non rispondo subito, vi risponderò il prima possibile.

Questo è il mio modo di lavorare. E sì, siete voi che ogni giorno mi date la forza per continuare. Perché non è sempre facile: i pazienti non sono tutti bravi, simpatici o facili come può sembrare da quello che ho raccontato, e non sempre riesco o sono soddisfatta del risultato.


Ma allora perché continuo? Qualcuno potrebbe pensare che fosse il mio sogno da bambina fare l’infermiera. No.

Ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta.


Quello che so è che tutta la riconoscenza che mi trasmettete mi rende profondamente grata e fortunata.


Cate

Commenti


bottom of page